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La Juve e il “mistero” della carta COVISOC: qual è il reato e chi l’ha commesso? I dettagli

Non è un nuovo episodio della serie televisiva “Poirot”, ma in quanto a suspense persino Agatha Christie avrebbe faticato a fare meglio. FIGC, CONSOB, COVISOC, Procura di Torino, Procura Federale: qual è il reato e chi l’ha commesso? Per provare a farsi un’idea c’è un fil rouge che bisogna seguire: quello delle date. Che scandiscono il verificarsi di fatti.

Tutto ha inizio nella primavera del 2021: la CONSOB sta meditando di aprire un’inchiesta sui bilanci della Juventus, quotata in borsa.

L’inchiesta verrà ufficialmente aperta il 12 luglio, ma ad aprile la COVISOC (l’organismo di controllo dei bilanci dei club italiani) scrive alla Procura FIGC per chiedere lumi: su cosa? È stata forse interpellata dalla CONSOB che a sua volta vuole da lei informazioni?
Non lo sappiamo. Sappiamo però che la Procura FIGC risponde alla COVISOC (nota 10940) fornendole le sue “indicazioni interpretative”. Su quale tema? Nessuno lo sa: di certo stiamo parlando della famosa “carta COVISOC” oggetto del contendere tra Juventus e FIGC.

A ottobre 2021 si apprende che la Procura di Torino sta indagando sui conti della Juventus su segnalazione della CONSOB; che scrive alla COVISOC per comunicarle la novità e informarla. A quel punto la COVISOC gira il tutto a Gravina (protocollo 8260) in data 19.10.21.

Passano 6 mesi e il primo aprile 2022 la Procura FIGC deferisce 11 club, Juventus in testa, per scorretto uso delle plusvalenze. Dopo un processo velocissimo il 15 aprile tutti vengono assolti. Chinè fa ricorso ma il 17 maggio la Corte d’Appello conferma la sentenza.

Sembra tutto finito e dimenticato ma non è così. Passano altri 6 mesi e il 28 novembre 2022 la Juventus annuncia le dimissioni di Agnelli e di tutto il CdA, travolti dallo scandalo dell’inchiesta Prisma che ha svelato una miriade di illeciti nei bilanci del club.

Tra gli altri quello delle plusvalenze fittizie. La Procura di Torino spiega che la Juventus come società quotata doveva attenersi al principio contabile internazionale IAS 38, par. 45, che impedisce di registrare plusvalenze negli scambi “a specchio” di giocatori.

Oltre a ciò, la Juventus aveva fatto del ricorso a queste plusvalenze fittizie un vero e proprio sistema che le consentiva di nascondere ingenti perdite a bilancio, iscrivendo all’attivo soldi mai realmente entrati in cassa e alterando così la regolarità dei campionati.

La Procura di Torino invia le sue carte alla FIGC, e la Procura federale è costretta a prendere atto di due cose:
1. la Juventus ha ripetutamente imbrogliato falsando i suoi bilanci per anni;
2. il processo sportivo celebrato sei mesi prima è stato una farsa.

Dopodiché arriviamo ad oggi: viene revocata la sentenza del 17 maggio, viene rifatto il processo, Chinè chiede 9 punti di penalizzazione per la Juventus, ma la Corte ne infligge 15 con pesantissime inibizioni per Agnelli, Paratici, Arrivabene e via dicendo.

E tornando a bomba, e cioè al mistero della “carta COVISOC“, la domanda è: riannodando il nastro, di cosa si sarà parlato nei carteggi del 2021 intercorsi tra CONSOB, COVISOC e Procura FIGC? È azzardato pensare che si sia parlato dei bilanci falsati della Juventus?

La CONSOB potrebbe aver chiesto alla COVISOC il perchè del mancato controllo sul principio IAS 38 la cui non applicazione ha permesso alla Juventus di iscrivere a bilancio per anni centinaia di milioni di ricavi illegali? E cosa si sono detti COVISOC e Procura FIGC?

11 Marzo 2023. Sembra iniziare a svelarsi il mistero della “carta COVISOC” che negli ultimi giorni ha messo il mondo del calcio in fibrillazione. Pare si tratti di un carteggio di 6 pagine e sarebbe interessante conoscere le domande poste dalla COVISOC alla FJGC.

Dalla risposta di Chinè, procuratore federale, di cui leggete qui sotto uno stralcio, sembra di capire che la COVISOC abbia chiesto il perchè di mancate azioni disciplinari verso i club da parte della Procura FIGC in tema di illeciti finanziari e amministrativi.

E qui la Procura FIGC non ci fa una gran figura. Chinè dice che un’azione disciplinare può darsi solo in caso di sospetto “di operazioni di scambio di calciatori in termini di sistematicità”. Ma la Juventus, come noto, ne ha collezionate oltre 60 solo negli ultimi anni.

Essendo la Juve quotata in borsa, è obbligata a rispettare il principio contabile internazionale IAS 38, par. 45 che vieta di registrare plusvalenze in caso di scambio “a specchio” di giocatori. Invece la Juve iscrive a bilancio attivi per 100 e più milioni.

E in questo caso, delle due l’una: o alla Procura FIGC sono tutti ignoranti e non conoscono le regole basilari, e allora dovrebbero dimettersi; o le conoscono ma preferiscono ignorarle, magari obbedendo a ordini superiori, e allora qualcuno dovrebbe mandarli a casa.

La morale della favola è che non cambia mai niente. Nel 2006 Carraro e Palazzi che tengono le carte di Calciopoli nascoste in un cassetto finchè lo scandalo non deflagra; oggi Gravina e Chinè che fanno lo stesso fingendo che tutto vada bene. E invece è uno schifo.

Credit to (Paolo Ziliani)

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